Milan, Viale Col di Lana

Penso la userò anche per Anna e Carlo, ormai è un elemento fondante della “terapia”; vero, non ha sempre prodotto i risultati attesi, come ogni tecnica del resto, in fondo la sua integrazione nel “percorso” è recente e la sua origine puramente casuale.
Sono un consulente matrimoniale, come avrete compreso, e questo è quanto mi raccontarono Luca e Cecilia al loro rientro da Milano.
Allora, il “metodo” non aveva ancora un nome, o forse non lo ricordo, e nemmeno era rigidamente definito in un sussegguirsi di fasi. Iniziava solitamente con quella che suggerivo come prima, in quanto da qualcosa bisognava pur partire: l’allontanamento. “Scoprite se i vostri problemi vengono con voi o rimangono a casa…”, è questo che in genere dico e, quasi fossi un agente di viaggio, propongo una meta. Una città, in genere, un appartamento, per un periodo non brevissimo, in una stagione insolita, affinchè l’idea della vacanza possa essere presto sostituita da quella di un trasferimento in una quotidianità solo più lontana da casa. “Andiamo a Milano” mi annunciò Luca.
Di seguito il resoconto che mi fecero di ritorno dall’esperienza e che divenne la prefazione alla prima edizione di quel manuale che penso abbiate anche voi, se siete coppia sposata, sul comodino: “Tra Noi…” e che fu la mia fortuna.
- …ben presto ci ritrovammo, pur nella nuova situazione, a mettere in atto quelle procedure, quelle strategie, quei riti che scandivano le nostre giornate, meglio le nostre serata, a casa. I problemi erano venuti con noi, non ci avevano mai lasciati. Il divano e la televisione rimanevano l’isola o il salvagente per Luca, il letto e il libro il presidio e il rifugio per me. Qualcosa però non funzionava. Il divano di Luca non era nel salotto oltre la cucina al piano di sotto, il mio letto non era nella stanza in fondo al pianerottolo salite le scale. Tra noi una sottile parete. Il divano da un lato dell’esile barriera, la testata del letto dall’altro. Sdraiti su diversi giacigli, in diverse stanze eppure vicini, a contatto di respiro. Lo sentivo respirare, come non succedeva da tempo, lui sentiva me che mi trattenevo dal tossire in quanto certa di essere spiata dal suo orecchio. Sperimentammo un concetto nuovo di distanza. Mi sentiva sfogliare pagina, intuendo il mio ritmo di lettura ed immaginando il perchè mi fossi soffermata più a lungo su una o sull’altra, lo sentivo intervenire sul volume della trasmissione in relazione alle frasi, alle scene, alle situazioni che più lo imbarazzavano sapendo che io pure ero in ascolto.
La sera successiva nessuno di noi era desideroso di ripetere l’esperienza. Fu la ragione, non rivelata, per cui rimanemmo fuori. L’appartamento si trovava a circa 400 metri dalla zona dei Navigli, non mancava quindi la possibilità di sedersi fuori da un locale, con un bicchiere di vino davanti ad ascoltare musica d’autore proveniente dall’interno, spostarsi raggiungere il successivo muovendosi in una atmosfera di ricerca del divertimento e dell’intimità. Al rientro la parete era lì, filtro selettivo di quello che non eravamo in grado di controllare, il respiro: lo senti sbuffare per un sonno che non arrivava, mi sentì trattenere il fiato cercando di nascondere la mia inquietudine… -
E prosegue…- la curiosità fu più forte, la mia di vedere quelle scene che lo imbarazzavano in video, la sua di leggere quelle pagine su cui mi soffermavo più a lungo. E queste cose si potevano fare solo insieme. -
Luca dice ci salvò la curiosità, io dico quella parete di pochi centimetri.
Questa storia, che non è mai successa, sarebbe potuta accadere quì





